Vieni e vedi: I Cavalieri dello Zodiaco

“La giustizia è un ideale superiore, perché capace di unire e di rendere fratelli”. Potrebbe essere un qualsiasi pontefice ad un qualsiasi Angelus, invece è la dea Atena de I Cavalieri dello Zodiaco.

Un parallelismo sicuramente sorprendente, considerando soprattutto la posizione della Chiesa nei confronti dell’astrologia. Eppure.

Eppure, grattando la superficie, è possibile notare come I Cavalieri dello Zodiaco abbia diversi punti in comune con la fede cristiana. Certo, occorre uno sguardo che sappia vedere attraverso, ma una volta adottati quei punti sono lì, palesi.

Ma quali sono, andando nel dettaglio, questi punti in comune? Alcuni sono più manifesti, altri invece hanno necessità di essere estrapolati.

Ad un livello superficiale, fenomenico per così dire, c’è sicuramente la struttura gerarchica. E qui l’esempio più evidente è quello legato al Grande Tempio.

Il Grande Sacerdote che è capo della devozione e della ritualità legata alla dea Atena, viene infatti scelto tra i dodici cavalieri d’oro che proteggono le Dodici Case dello Zodiaco. E una volta designato, a prendere il suo posto come protettore della sua casa è un altro cavaliere.

Un meccanismo che pare quasi ricalcare la struttura ecclesiastica del cattolicesimo. Con il Sommo Pontefice scelto tra i cardinali, che vestono di rosso come simbologia del sangue del martirio.

Ecco, il martirio. Un tema che ne I Cavalieri dello Zodiaco non viene mai reso esplicitamente come tale, ma che si estrinseca de facto nella narrazione.

Siamo infatti abituato a media franchise giapponesi in cui le motivazioni che portano i protagonisti alla lotta sono essenzialmente il bene e l’amicizia. Ecco, da questo punto di vista l’opera di Masami Kurumada va decisamente oltre.

Sì, perché i Cavalieri, sia gli eroi che i loro antagonisti, sono spinti anche da altro. Che è soprattutto il senso del dovere, la volontà di mantenere fede ad un voto fatto, anche a costo della propria vita.

Questo scontro di giuramenti che contemplano anche il martirio, in nome di forze superiori all’umana comprensione, è per giunta uno degli aspetti più interessanti de I Cavalieri dello Zodiaco. Specie quando protagonisti ed avversari ritengono di essere entrambi dalla parte della ragione.

Così come assolutamente struggente è anche il tema del perdono. Sono infatti diversi, nel corso della storia, i personaggi che si redimono dopo aver compreso di aver servito il Male.

E che dire del concetto di “cosmo”, ovvero quella fonte di connessione con l’energia dell’universo che permette ai personaggi di superare i propri limiti? Messa così suona, per certi versi, come una rielaborazione in chiave action dello Spirito Santo.

Analizzando poi gli antagonisti otteniamo ulteriori spunti. Se la saga del Grande Tempio presenta un antagonista che mira al potere per il potere, tanto quella di Nettuno quanto quella di Ade hanno tratti invece eminentemente gnostici.

Entrambi, infatti, considerano gli esseri umani creature misere e corrotte. Proprio per questo intendono eliminare il genere umano, facendo sì che tutto rinasca partendo da loro e la loro cerchia di adepti.

Non è difficile, qui, vedere collegamenti con certe élite gnostiche che continuano ad influenzare le politiche di molti governanti. E per i quali la fede cristiana e la sua difesa della vita ad ogni costo rappresentano invece un ostacolo, tanto quanto Atena lo è per Nettuno ed Ade.

Superficialmente, dunque, la fede cristiana e I Cavalieri dello Zodiaco dovrebbero essere antitetici. Ma questi ultimi possono in realtà essere letti come una trasposizione metaforica della prima.

Non è un caso, in questo senso, che questa storia abbia avuto grande impatto in Paesi storicamente cristiani come Italia, Francia, Spagna, Brasile o Messico. Segno che c’era un retroterra già ricettivo.

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