Perché il Giappone sta vincendo la guerra dei franchise

Prendiamo i media franchise più importanti al mondo. Come criterio utilizziamo i fan stimati, visto che l’indotto economico è un fattore che può dare risultati distorti.

Possiamo aggiungere o sottrarre ecosistemi narrativi, a seconda del momento. Ma una cosa è sicura: la maggior parte di essi proverrà o dal Giappone o dagli USA.

Sì, certo, magari avremo qualcosa dal Regno Unito, dalla Cina o dalla Corea del Sud, o dall’Europa continentale. Ma il grosso sarà parte del binomio nippo-statunitense.

E qui già arriviamo ad un punto cruciale: due modelli così differenti, e in alcuni casi antitetici, possono andare in conflitto. È possibile dunque che uno dei due prevalga?

La risposta, al momento, è sì. Perché se è vero che una volta i piatti della bilancia erano equilibrati, oggi vediamo che il Giappone sta incontestabilmente vincendo la guerra dei franchise sugli USA.

Basterebbe, come prova, il fatto che il mercato statunitense dei fumetti è stato conquistato dai manga. Perché goal in trasferta, nell’ambito culturale, vale ancora doppio.

E manga non significa soltanto manga. Significa anche viatico per la crossmedialità, quindi per gli anime, e la serialità cinematografica e televisiva live action (da considerare un tutt’uno).

I dati stessi riportano che il mondo di anime e manga sta rapidamente scalando posizioni in Occidente. Sopratutto tra i giovani, che sono quelli che domani determineranno il futuro di questi franchise.

Dragon Ball, One Piece, Naruto, Demon Slayer, Jujutsu Kaisen. Tutti contesti narrativi che stanno iniziando ad appassionare persino un americano su cinque.

Al contrario, i principali cavalli di battaglia del mondo a stelle e strisce, come Star Wars, Marvel o DC, subiscono perdite continue. E a questo punto viene da chiedersi: perché ciò accade?

Sarebbe troppo facile dare la colpa all’ideologia woke. La quale per giunta abbiamo scoperto di recente essere realmente esistente, dopo che per anni qualcuno l’ha bollata come fantasia dei soliti retrogradi.

Ma, come accennato, sarebbe troppo semplice. Certo, è una parte del problema: ma è solo tangenziale, rispetto all’intero.

Per comprendere il motivo di questo fenomeno dobbiamo anzitutto guardare al contesto geopolitico. Un contesto che si sta lentamente spostando dall’egemonia statunitense ad una definizione più organica, più condivisa. Più multipolare, come si dice oggi.

Questo shift è direttamente collegato alla crisi dei franchise statunitensi. Esattamente come il successo di questi ultimi era strettamente interconnesso alla posizione di egemone ottenuta dagli USA.

Sì, perché per un pezzo della Storia ci hanno detto che i valori a stelle e strisce erano universali. Gli Stati Uniti, che si concepiscono “The City Upon the Hill”, il faro dell’umanità a cui tutti devono guardare, si erano imposti come tale anche a livello di costruzione narrativa.

Da qui Star Wars, Terminator, gli eroi Marvel e DC, Indiana Jones, più recentemente Matrix. Tutta epica di americani, o che richiamava chiaramente il ruolo degli USA come difensori del Bene.

E il Bene non era solo il Bene in sé. Ma era anche il Bene politico, perché ogni scelta politica degli Stati Uniti è buona, giusta, onesta, e doveva perciò essere modello per gli altri.

Poi però questo ha smesso di essere vero. Poi però questa narrazione ha iniziato a mostrare le sue crepe, rivelando il vero volto dell’Impero che non voleva percepirsi come Impero.

E così, piano piano, il mondo ha iniziato a prendere tutta questa epica americano-centrica meno sul serio. A soppesare, valutare, eventualmente anche tenere a distanza.

Nel mentre, il Giappone era sempre lì. E i valori universali li aveva davvero: lotta alle ingiustizie e al Potere assoluto e violento, amicizia, cura del prossimo, coesione di gruppo e sociale.

Una serie di valori simile a quella degli USA, ma disgiunti dal richiamo alla sudditanza psicologica verso il loro contesto socio-politico. I franchise giapponesi, per capirci, lasciavano intendere che questi valori erano universali per davvero, perché intrinsechi dell’essere umano.

Il declino dell’Impero americano, della sua credibilità come faro dell’umanità, è dunque all’origine della progressiva contrazione della potenza del suo immaginario collettivo. Che sicuramente regge ancora come indotto economico, ma fatica a far presa sui giovani.

Ci sono soluzioni? Sì, serve che l’apparato massmediale USA imiti il Giappone, e guardi al proprio Paese come semplice contesto per le narrazioni, e non velato modello socio-culturale da imporre.

Se ciò avverrà, gli Stati Uniti potranno sperare di tornare a fare presa sulle prossime generazioni. Le quali, altrimenti, saranno unicamente appannaggio del Sol Levante.

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