Sacre Coeur: un fenomeno irrazionale ma concreto

Un boom, letteralmente. Un docufilm come potrebbero essercene tanti altri i cui risultati, però, non sono come quelli di tutti gli altri.

Un vero fenomeno, inteso proprio nel senso kantiano di “realtà così come appare”. Un realtà che sembra inspiegabile, specie per il contesto in cui si è manifestata.

Perché non sarebbe stata una grande sorpresa se tale successo fosse avvenuto in Italia, la quale mantiene ancora in nuce la propria matrice cattolica, pur se talvolta annacquata. Men che meno ci sarebbe stato stupore se tale epifania fosse avvenuta in Polonia, ancora devota a Giovanni Paolo II.

Invece, totalmente inatteso, la rilevante presenza in sala per Sacre Coeur è avvenuta in Francia. La laicissima e laicista Francia, ovviamente solo quando si tratta di fede cristiana.

La produzione viene alla luce per celebrare il trecentocinquantesimo anniversario delle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque. Pur se con diversi precedenti, come si apprende nella trattazione, è da Paray-le-Monial, in Borgogna, che tale venerazione mette radici.

Il docufilm alterna brevi parti recitate che mostrano la storia della Santa, e delle apparizioni che ebbe, a testimonianze reali di persone toccate da tale devozione. Persone comuni, che hanno sentito una chiamata e hanno risposto “Eccomi!”.

E non si parla, in questo senso di vocazione al ministero sacerdotale. Anzi, la maggior parte di coloro che hanno offerto il loro contributo sono cattolici laici.

Anzi, in realtà a volte nemmeno cattolici. Si va da chi aveva aveva perso la Fede a chi non l’aveva mai avuta, vivendo di solo pane o, purtroppo, in taluni casi anche operando il male.

Ma il Cuore di Cristo, come illustra dettagliatamente Sacre Coeur, è grande. Talmente grande che ci offre sempre una nuova opportunità di tornare a Lui, lasciandoci però la libertà di rifiutarla.

E qualcuno rifiuta, certamente. Ma altri, come la ex-calciatrice, il musicista franco-messicano o l’ex-spacciatore di Bondy hanno invece deciso invece di accogliere quell’invito a lavorare per il prossimo che Cristo rivolge anche a noi ogni giorno.

Naturalmente, come accennato, tale docufilm non poteva non suscitare polemiche legate alla laicità. Laicità unidirezionale, ovviamente, orientata solo verso Cristo e i cristiani.

E così, tale film è stato inizialmente osteggiato troncandone la pubblicità negli spazi pubblici. Quando questa misura non ha funzionato, si è passati al livello successivo: il divieto di proiezione, come successo a novembre a Marsiglia.

Tutte queste iniziative non hanno però ridotto le file fuori dalle sale per vederlo. Anzi, forse si può persino pensare che abbiano funzionato da ulteriore propellente.

E se, come racconta la co-regista Sabrina Gunnell, sono arrivati messaggi di ringraziamento da credenti e non, cristiani e non, allora significa che Sacre Coeur è andato ben oltre il semplice messaggio devozionale. Ed è un segnale da non sottovalutare.

Fede, gioia, vita insieme. Il docufilm offre un’immagine briosa della fede cattolica, in antitesi rispetto a quella grigia, piatta, ossessiva e opprimente che descrivono i laicisti di turno.

Che cos’è, dunque, Sacre Coeur ? Un prodigio, un fenomeno concreto nato da premesse irrazionali. Perché, come ricordava anche Giovanni Boccaccio nella novella “Abraam giudeo”, nonostante tutte le sue pecche il popolo cristiano ha sempre una mano che lo sorregge, lo supporta e lo accompagna. E un cuore che non cessa di irrorare sangue nuovo in membra sempre vive.