C’era una volta il rispetto del mondo della cultura per la fede cattolica. Non una deferenza, piuttosto un confine che anche la realtà secolare sapeva che era bene non attraversare, perché di cattivo gusto.
E invece. Invece, arrivati all’estate 2026, troviamo ben due hit estive che prendono di mira gli istituti femminili di vita consacrata.
Dimenticate i vari Dio vede e provvedere, Ti spedisco in convento o Che Dio ci aiuti. Certo non vere opere di fede, però sicuramente molto più morigerati nelle… variazioni sul tema.
In tema musicale, purtroppo, ci troviamo invece di fronte a un paio di opere apertamente blasfeme. Ma su cui, tra i media generalisti, nessuno ha avuto alcunché da eccepire.
Si è partiti a marzo con Annalisa. Naturale, considerando che ormai da tempo è lei la corifea, a livello musicale, di questo modo pacchiano e dozzinale di trattare la religione.
Il lettore si ricorderà ad esempio che un caso simile era avvenuto nella primavera del 2025, sempre dalla stessa “artista”. In quell’occasione, nella sua canzone Maschio, la starlette ligure aveva infatti tirato in ballo Gesù, Maria, Adamo ed Eva, tutti insieme.
Un bel pot pourri, che si configurava, nel complesso, come un omaggio all’ésprit du temps. In particolare ad una ideologia libdem dal sapore (saporaccio) gender-fluo.
Ad un anno di distanza, Annalisa è dunque tornata alla carica. Evidentemente, quando si entra nei giri che contano ci sono certe istanze che è necessario portare avanti per poterci restare.
Ed ecco dunque Canzone estiva. Dove, tra le consuete rimostranze verso il genere maschile, la cantante chiede all’ipotetico partner se lui la voglia più suora o più star dei film a luci rosse.
Un’antitesi in realtà abbastanza scadente. Sia perché tra questi due esempi ci sono comunque delle gradazioni, sia perché svilisce la femminilità, relegandola a soli due modelli possibili.
E sempre considerando che, in realtà, questa antitesi nemmeno esiste. Basti pensare a Moana Pozzi, di cui la madre ha raccontato in diverse occasioni la devozione personale.
Ma, come accennato, non è finita. Perché a tornare alla carica ci ha pensato la rediviva (o redi-diva, dipende dai punti di vista) Jo Squillo.
Prima cantante e poi attivista per i diritti delle donne, la ex-punk ha recentemente fatto uscire un singolo dai contenuti anch’esso decisamente irriguardosi verso la fede cattolica. E non da sola.
Con lei, infatti, ci sono infatti le tiktoker di Vitadasuore. Che tutto sono fuorché, ovviamente, religiose consacrate.
Si tratta infatti di due attrici che interpretano due suore. E che creano contenuti alternando commenti all’attualità, cucina e riferimenti alla cultura popolare.
Da questo trinomio è scaturita Figli di Maria. Che, ça va sans dire, non ha alcun elemento di caratteristica devozionale verso la Madonna.
Anzi, ascoltandola è una normale canzonetta estiva, con elementi religiosi che sembrano avere l’unica funzione di generare indignazione. E la presenza nel videoclip, ma non c’era dubbio alcuno, di drag queen.
E allora, come scritto anche l’anno scorso, questi sono esempi che fanno venire nostalgia. Ma non quella della fede portata sul palmo di mano in tv, tutt’altro.
La nostalgia dei vari Pierangelo Bertoli, Fabrizio De André, Rino Gaetano o del Vasco Rossi meno recente. Anticlericali veri, che contestavano dritto per dritto e avevano il coraggio delle proprie opinioni. E che, certamente, non si erano consegnati allo zeitgeist per la mera celebrità.

