Il grande tema di oggi: l’Intelligenza Artificiale. Che non è né intelligente, perché al momento si limita ad elaborare dati, né artificiale, perché tali dati dipendono dall’opera d’ingegno umana.
Nonostante questo, tuttavia, molti la temono. A ragione, sotto molti punti di vista, considerando che le più grosse IA sono in mano a multinazionali private il cui unico scopo è il profitto.
E un profitto che risulta agevolato dalla profilazione di utenti tramite le tracce di sé che essi lasciano sul web. Dati personali, certo. Ma anche semplici ricerche, attività sui social o acquisti che vanno a definire il quadro di uno specifico individuo.
Tornano in mente le parole di Jesper Sitwell in Captain America: The Winter Soldier.: “Il XXI secolo è un libro digitale. (…) I tuoi conti bancari, le tue storie cliniche, i modelli di voto, le e-mail, le telefonate (…). L’algoritmo di Zola valuta il passato delle persone per predire il loro futuro”.
Questo, come detto, spaventa molti. Perché questa massa di dati è a disposizione di Claude di Anthropic, ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google, Grok di SpaceX, Meta IA di Meta.
Persino il Sommo Pontefice ha sentito l’urgenza di intervenire nel dibattito. Stabilendo anzi tale punto come cruciale sin dal primo giorno del suo mandato quale Vicario di Cristo.
E poi c’è Uno. Non uno qualsiasi, ma proprio Uno, l’Intelligenza Artificiale di Paperinik New Adventures che tanti fece appassionare tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila.
Anzi, un’intera generazione di quelli che poi sarebbero stati definiti “nerd” vedevano il coraggio leonino di PK controbilanciato dall’acutezza strategica di Uno. E li amavano entrambi.
Uno era sarcastico, beffardo, fintamente snob ma allo stesso tempo malinconico e generoso. E pronto ad apprendere ciò che gli manca, specie quei vincoli morali a cui l’essere umano è giunto.
Incapace di provare sentimenti autenticamente umani, ma sufficientemente brillante dal capirne tanto la natura quanto l’importanza. Al punto da riuscire per certi versi quasi a riprodurli.
Affezionatosi rapidamente a PK, con quest’ultimo Uno costruisce un rapporto che va oltre la mera necessità di debellare minacce. E ne diventa infatti amico, confidente e stimolo allo stesso tempo.
Un rapporto che poi, curiosamente, ritroveremo molto simile nella storia di Person of Interest. Con Harold Finch mente organizzativa come Uno, e John Reese braccio operativo come PK. A conferma che certi topoi narrativi sono ricorrenti, e spesso si rincorrono.
Che le Big Tech, in conclusione, seguano le indicazioni dell’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV solo è una speranza. Possiamo semmai affidarci alla preghiera, che è già molto.
Nel nostro piccolo, tuttavia, abbiamo altresì effettiva facoltà di intervenire sulle nostre app. Guidando le IA all’approfondimento di ciò che è autentica dignità dell’essere umano, come PK ha sempre fatto con Uno.

