Lo gnosticismo di Watchmen

Watchmen è un’opera, utilizzando un aggettivo molto in voga, divisiva. Una maggioranza di appassionati di fumetto lo ama, alcuni fino a considerarlo il migliore di sempre, mentre agli altri proprio non piace.

Alan Moore, in fondo, con questa sua opera ha raccontato la sua epoca. Un’epoca che risulta particolarmente affascinante in quanto superata dalla fine della Guerra Fredda.

O almeno, apparentemente superata. Perché, in effetti, certi temi sembrano ricorrere anche oggi, in un periodo storico che ci dicono essere l’anticamera della fine dell’Impero americano.

Il lettore, a questo punto, si attende una disamina geopolitica che tracci un parallelismo tra le due epoche. La Russia come l’URSS, lo spettro della Terza Guerra Mondiale, l’olocausto nucleare ecc. ecc.

Ecco, no. O meglio, certo, sono tutte questioni ricorrenti, ma esse rappresentano, per dirla con Immanunel Kant, il fenomeno, la superficie visibile della questione.

Perché, in realtà, il noumeno di Watchmen non riguarda la corsa agli armamenti da parte dei governi. È invero un messaggio più subdolo, quello nascosto nell’epilogo del fumetto.

Un epilogo che risulta fintamente etico. Il superamento del conflitto tra gli esseri umani tramite l’unione di intenti contro un nemico comune nasconde infatti i semi di mai sopite velleità gnostiche.

Il passaggio successivo a tale unione d’intenti, implicitamente suggerito al lettore, è infatti la bontà dell’unificazione vera e propria. Un solo super-Stato, un solo governo mondiale, per mettere fine a tutti i conflitti e stabilire una pace duratura.

Una visione che richiama molto da vicino le teorie del pensatore Comenius. Che era un rosacruciano, e dunque si rifaceva a dottrine di stampo cabalistico e gnostico.

Il pedagogista moravo, ancora oggi elogiato in sede eurounionista, come Alan Moore parte dal dato di fatto di un mondo conflittuale e disordinato. E nel suo Lux e tenebris teorizza, di conseguenza, l’unificazione mondiale a livello culturale, religioso e politico (in questo esatto ordine gerarchico).

Nel suo pensiero la conoscenza universale e l’educazione dovevano superare le barriere nazionali e portare ad un ordine armonioso. E non a caso l’UNESCO lo ha preso come riferimento.

Intendiamoci, Comenius non è certo l’unica tappa di tale percorso. Un ruolo lo assumono infatti, giusto per citare alcuni esempi, anche Saint-Yves d’Alveydre e il congresso delle massonerie interalleate che nel giugno 1917 che gettava le basi della Società delle Nazioni.

Come detto all’inizio, Watchmen non arriva direttamente a tali conclusioni. Si ferma prima, quel tanto che basta per far fare quel passettino in più da solo al lettore più affine a tale visione.

Un passettino utile per indurlo a credere che sia farina del suo sacco. Magari con il supporto, altrettanto indiretto, di mezzi di informazione e leader d’opinione sulla stessa lunghezza d’onda.

Sull’onda del quarantesimo anniversario, per l’importanza che Watchmen ricopre nel mondo del fumetto era quindi opportuno provare a sviscerare quest’opera a livello filosofico. Anche magari per capire che cosa effettivamente piace alla maggioranza.

O meglio, cosa piace o cosa viene fatto piacere. Magari con un’opera di promozione massiccia nelle proporzioni e mirata nella targetizzazione.

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