Sono uno dei media franchise nipponici che in Italia hanno una community tra le più corpose, attive, riconosciute e organizzate. Un vero e proprio caso di studio, sotto molti aspetti.
Sì, perché I Cavalieri dello Zodiaco devono vedersela con autentici egemoni a livello globale. Parliamo di Pokémon, Dragon Ball, One Piece e Naruto: insomma, gente con cui non si scherza.
Eppure, un colpo alla botte ed uno al cerchio, Saint Seiya è sempre lì. Sbuffa, soffre la maggior organicità dei concorrenti, ma non molla.
Come Pegasus nei burroni, trova sempre il modo di risalire. Facendosi largo a gomitate anche tra i giovani, che oltre ai giganti di prima guardano anche a Demon Slayer, Jujutsu Kaisen, L’attacco dei giganti e My Hero Academia.
Eppure i Cavalieri in Italia piacciono anche in questa fascia. È una nicchia più ristretta rispetto a quella di inizio anni Duemila, ma sorprendentemente coriacea. Quasi come un’armatura divina.
Vanno dai quindici e venticinque anni. E scoprono questo media franchise quarantenne attraverso Netflix o Anime Generation, o con le riedizioni dei manga curate dalle case editrici.
E ci riescono malgrado non abbiano vissuto il mito della televisione generalista. Quella in cui dovevi tornare a casa entro una data ora, altrimenti perdevi l’inizio dell’episodio, e quindi la trama.
Poi certo, il fandom italiano è più di età matura. Di media dai trentacinque ai cinquantanni circa, ovvero la fascia che poteva già seguirli quando venivano trasmessi sulle nostre reti televisive.
Ma l’Italia è, in fondo, uno specchio di quanto accade anche nel resto del mondo. La situazione è infatti pressoché identica in Francia, Brasile, Messico, Argentina, o Spagna, dove spesso sono diventati un mito generazionale più che nel Giappone stesso.
Per non dire poi della Cina, dove oggi Saint Seiya è considerato un pilastro della cultura pop retro. Al punto da risultare fonte di lauti guadagni, soprattutto grazie ai videogiochi.
Non così invece negli Stati Uniti, dove si preferiscono altre produzioni. A dispetto anche dei tentativi di sfondare, come nel caso della serie tv in CGI o del film live action.
Ma, come detto, i Cavalieri nel complesso reggono. Tramite il merchandising moderno, come le myth cloth o le action figure, i già menzionati videogame o magari per qualche rilettura moderna.
È il caso ad esempio di Lost Canvas. Ovvero lo spin-off (anche se in realtà è più un reboot) che ha unito alla solennità dei toni un disegno più accattivante rispetto a quello della serie classica.
Due elementi a cui se ne è aggiunto un terzo ancor più vincente. Ovvero gli approfondimenti relativi ai Cavalieri d’Oro, che restano (lo dicono i vari sondaggi) la casta più amata tra tutte, a volte ancora più dei cinque protagonisti.
Ovviamente non è un caso. Perché i Cavalieri d’Oro siamo noi, che magari non consideriamo l’oroscopo, ma nelle discussioni con gli amici difenderemo sempre il guerriero del nostro segno.
E allora, cari Cavalieri, buon quarantesimo compleanno. Continueremo a sostenervi, e a confidare che le vostre armature verranno in nostro soccorso nel momento del bisogno.

