Non è un caso che Benedetto XVI, quando gli fu proposta la pubblicazione della sua opera omnia, abbia dato disposizione di iniziare dal volume con gli scritti relativi alla liturgia. Questo tema era per lui cruciale, e, sotto alcuni aspetti, un tasto dolente.
Joseph Ratzinger fu infatti certamente uno dei più attenti riformisti del Concilio Vaticano II. Ma fu anche uno dei primi a criticarne alcune storture, una volta che esse si manifestarono.
Non poche volte il teologo bavarese denunciò pubblicamente gli abusi liturgici postconciliari che via via facevano capolino. Non era quello, sosteneva, lo spirito che aveva mosso l’assise episcopale.
Come sappiamo bene, tuttavia, non è raro che la creatura si ribelli al creatore. È così che il concetto di “partecipazione attiva” è divenuto progressivamente sinonimo di spettacolo collettivo.
Introduzione allo spirito della liturgia, scritto da Ratzinger all’alba del nuovo millennio, in questo senso mette un punto fermo. Facendo luce su aspetti non chiarissimi, o sovente mal interpretati.
Per farlo, l’autore parte da lontano. Letteralmente, visto che la parte iniziale è dedicata al rapporto trilaterale la liturgia, la storia e il cosmo.
Il futuro Benedetto XVI individua infatti dinamiche afferenti all’infinito, allo spazio e al tempo, che si estrinsecano nell’azione liturgica. Che non è quindi autonoma e autoconclusiva, ma riflette una volontà di riunificazione dell’essere umano e della creazione con Dio.
La liturgia è relativa ad una promessa compiuta, quella della Nuova Alleanza tra Dio e l’essere umano. Ma è, allo stesso tempo, liturgia della speranza, tempio ancora in costruzione.
Espressione non casuale, perché successivamente l’autore passa ad illustrare il significato dell’edificio chiesa. Contestualizzando in questo frangente l’orientamento di altare e preghiera.
In tal senso, Ratzinger dedica un approfondimento anche al tempo sacro. E quest’ultimo, spiega, è scandito da tappe che, di nuovo, hanno un riferimento nel cosmo, che viene tradotto in un pratica simbolica e che ha al suo centro l’Incarnazione e la Resurrezione.
Molto interessante risulta l’intermezzo sul rapporto tra arte e liturgia. In particolare in quanto concerne il rapporto tra quest’ultima, le immagini e la musica.
In questa sezione l’autore ha due obiettivi. Da una parte spiega le differenze con le altre fedi in merito all’arte figurativa e quella musicale, dall’altra offre una prospettiva in merito a ciò che non fa parte della tradizione liturgica cattolica, come ad esempio la danza.
Nell’ultima parte, infine, il futuro Benedetto XVI si sofferma sulla spiegazione del rito. Soffermandosi su segno della croce, sugli atteggiamenti, sui gesti e sugli abiti della liturgia.
Preambolo a questo capitolo è, tuttavia, quello dedicato al concetto di “partecipazione attiva”. Che, come accennato, dopo il Concilio Vaticano II è stato in talune occasioni ampiamente travisato.
Da questo punto di vista Ratzinger fa ordine. E dopo aver illustrato il contesto liturgico antecedente all’assise conciliare, chiarisce come andasse interpretato in maniera corretta tale concetto.
Introduzione allo spirito della liturgia è quindi, in sintesi, un volume che assolve una doppia funzione. Da una parte spiega il principio dietro all’azione liturgica, dall’altra mette in luce perché determinate scelte sono da ritenersi erronee.
L’interpretazione arbitraria del rito è, da questo punto di vista, il principale vulnus della Chiesa postconciliare. Tutti i grandi mali della Chiesa attuale, volenti o nolenti, hanno in essa l’origine.

