“Non ci sono neanche cento persone che odiano la Chiesa cattolica, ma ce ne sono milioni che odiano quello che credono che la Chiesa cattolica sia”. Assunto riferito nello specifico al contesto degli USA, ma che vale anche a livello generale.
E proprio questa considerazione di monsignor Fulton Sheen torna in mente dopo aver visto …che Dio perdona a tutti di Pif. Anche se più che di odio, in questo caso bisogna per la precisione parlare di pregiudizio.
Passo indietro. In un’intervista in merito al film l’attore-regista ha detto : “In visione può apparirti papa Francesco, non Ratzinger”. E questo perché il pontefice argentino “rompe gli schemi”.
Ora, sorvoliamo per un attimo su tutti gli schemi che Benedetto XVI ha invece sovvertito durante il suo ministero. Piuttosto chiediamoci: davvero l’ipotetica visione di un pontefice sarebbe basata sul “rompere gli schemi”? E non, piuttosto, sulla capacità di entrare in connessione con la persona?
Certo, Francesco aveva indubbiamente un carisma popolare, e in molti hanno riportato la sua capacità di creare un rapporto uno-a-uno con chi gli si approcciava. Tuttavia non va dimenticato che anche Benedetto XVI, hanno detto in diversi, fosse in grado di entrarti dentro con la sua umile delicatezza.
Ma lo showman siciliano, purtroppo, in fatto di luoghi comuni non si è fermato qui. Anzi, lo sviluppo della trama è purtroppo perfettamente coerente con questa visione del credo prêt-à-porter.
La differenza tra fede pregata e fede attuata, un cattolicesimo devoto dietro al quale si celano ipocrisie e tradimenti, la preghiera che quando non esaudita è futile perdita di tempo. Pif, purtroppo, non ha saltato nessuno dei cliché senza fondamento che circolano in merito alla Chiesa.
Anzi, per lunghi tratti del film l’attore e regista palermitano sembra proprio ostinarsi a mettere in scena solo questi aspetti. Presenti di certo, con varie sfumature, in molte parrocchie, visto che sono atteggiamenti propri dell’essere umano, ma non per questo dirimenti della fede cattolica.
Ecco dunque che, essere uno che spasima per chi rompe gli schemi, Pif sviluppa il suo pensiero in maniera decisamente molto aderente agli schemi. Assumendo di rado una prospettiva non convenzionale.
Poi è vero, ci sono alcuni momenti in cui il film tocca effettivamente il cuore del Vangelo. Nel complesso, però, rappresentano quasi delle stelle cadenti: intensi, sì, ma decisamente fugaci.
L’impressione che se ne ricava è che l’ex-iena voglia confermare nella non-fede quelli che della fede cattolica e della Chiesa hanno una certa idea. Che voglia rassicurarli delle loro convinzioni invece distorte, o comunque dozzinali.
Un vero peccato, perché un film su qualcuno che per amore si avvicina alla fede, o sulle difficoltà di conciliare una persona che crede ed una che non crede in una coppia sarebbe stato assai interessante. Persino per gli spettatori cattolici.
In merito alla questione della fede nel divino, infatti, si sarebbe potuto esprimere una posizione di critica più salace, ma allo stesso tempo più autentica. Ciò avrebbe messo in discussione più severamente la questione del credere o non credere, o sul perché si crede.
Pif decide invece di rimanere sul già noto, su quella critica un po’ radical chic che si limita agli aspetti esteriori, alle pratiche, e non affronta mai in nuce il problema. Ma questo forse perché, in fondo, o è troppo pigra o non ne ha proprio gli strumenti.

