Togli lo SHIELD, metti lo SHIELD. Nel fumetto americano nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si ricicla, prima o dopo.
Tanto l’anima calvinista della terra a stelle e strisce, quanto le necessità editoriali lo avevano fatto sparire nel 2017. Ai tempi di Secret Empire, per essere precisi.
Qui urge una premessa: a livello globale si parla, post-11 settembre, di “shock economy”. Ovvero di un’economia basata sulla necessità dello shock perenne, del conflitto senza fine, di un nemico sempre nuovo sventolato di fronte agli occhi della società civile.
Similmente quella dei fumetti potrebbe essere considerata “shock continuity”. Che va intesa come bisogno di ribaltare almeno una volta all’anno le carte in tavola con forti scossoni.
Lo vediamo da Vendicatori Divisi di Bendis del 2004. Si fa sempre ricorso ad un crossover, ad un evento, ad un colpo di scena diluito nel tempo, per far procedere l’universo dei fumetti.
Questa modalità di gestione della propria continuity, inoltre, si sposa bene con la forma mentis puritana degli USA. Per la quale, ad esempio, ha perfettamente senso lo smantellamento di un’agenzia governativa che ha agito contro i propri principi o si è fatta infiltrare da un antagonista.
Vale per lo SHIELD audiovisivo dopo Captain America: The Winter Soldier. Vale per quello del comparto fumetti, anche se quest’ultimo è oramai legato ai destini di quello cinematografico-seriale.
L’ennesima rinascita dello SHIELD datata marzo 2026, tuttavia, ha una tempistica curiosa. Legata non al carrozzone del Marvel Cinematic Universe, ma agli eventi geopolitici reali.
Non è infatti un mistero che l’attuale amministrazione statunitense sia impegnata a ridefinire alcuni equilibri cristallizzati dopo la Seconda Guerra Mondiale. E “ridefinire” è un eufemismo.
Si badi bene, non è solo una questione legata a Donald Trump. La cui comunicazione fatta di toni roboanti e dichiarazioni contraddittorie assume peraltro i contorni della confusione pianificata.
La presidenza è infatti solo un’espressione di una realtà che balla sulle uova. Ora cercando di blandire l’elettorato dell’America interna, ora andando a braccetto con i tecnocrati dell’alta finanza.
Ma non solo. Tutta l’attuale amministrazione alterna momenti di concordia con gli stati satelliti (l’Europa) e acredine con Russia e Cina, ad altri in cui i protagonisti si ribaltano.
Il fine ultimo è la modulazione della spesso evocata “pax multipolaris”. Ossia la divisione in sfere d’influenza tra i maggiori attori globali (quelli menzionati, più eventualmente India e Iran).
Da quanto dichiara, la potenza statunitense parrebbe intenzionata a ridurre l’impegno nel mondo della sua presenza militare, che ha sempre lavorato per i fini egemonici statunitensi. E nel discorso sarebbero chiaramente compresi anche i servizi segreti.
Ed è qui entra in ballo il ritorno, nei fumetti, dello SHIELD. Rinato sulle pagine di Capitan America dopo gli eventi relativi alla serie Un mondo sotto Destino.
Relazioni internazionali, attentati, armi nucleari, operazioni sotto copertura, azioni concordate con i partner ONU. E persino un fugace accenno a qualcosa che potrebbe sembrare lo Stato Profondo.
Tutti questi sono temi presenti nell’albo che riporta alla ribalta la storica agenzia di spionaggio della Marvel. E tuttavia, essi si mettono in dialogo con il mondo che va verso il nuovo, ma ha ancora un numero consistente di dinamiche legate a quello vecchio.
Lo SHIELD vecchio-ma-nuovo deve quindi accordarsi con dei lettori che vivono un’attualità che si fa nuova-ma-vecchia. Un progetto in divenire, che ancora non è pienamente compiuto.
Sarà interessante, in questo senso, vedere come lo SHIELD, e Capitan America in generale, si metteranno in dialogo con questa premessa di pax multipolaris. Gli spunti intriganti ci sono tutti.

