Christopher Nolan: Odissea nello strazio

Erano già sul piede di guerra. Non c’è stato neanche il tempo di provare ad eccepire che erano già lì, con le dita sui tasti dei loro cellulari, pronti ad azzannare chi provasse a contestare certe scelte.

“Eh, ma sono personaggi di fantasia!”, “Non è un film storico!”, “Lupita Nyong’o è perfetta come Elena!”, “Nolan non ha detto che voleva essere fedele al testo!”. E via così.

Ora, intendiamoci. A parte la considerazione sull’attrice di origine keniota, legata ai gusti personali, tutto ciò è formalmente vero.

Sì, possiamo effettivamente concludere che, fino a prova contraria, l’Odissea è un’opera di fiction, i suoi personaggi si trovano nel Mito e dunque Nolan non era certo obbligato ad attenersi pedissequamente alla narrazione. Tutto accertato. Ma appunto, formalmente.

Perché queste argomentazioni assumono tragicamente il profilo della difesa d’ufficio. Come se fosse necessario, doveroso, persino moralmente obbligatorio rintuzzare chiunque abbia qualche osservazione critica.

Strano. L’Odissea è patrimonio della cultura comune europea, e di conseguenza occidentale, dunque è un’opera che tocca tanti. Risulta perciò naturale che di fronte ad una declinazione ritenuta non sufficientemente ortodossa qualcuno abbia, legittimamente, da ridire.

Non apparteniamo all’Antichità, certo, ma siamo abbastanza vetusti da ricordare le reazioni a Troy (W.Petersen, 2004). E non furono certo entusiaste.

Dozzinale, fracassone, antropologicamente impreciso (corsi e ricorsi…). Volendo renderla in una parola, potremmo usare quella meno fantasiosa: un’americanata.

Rispetto ad allora, sicuramente, sono cambiate diverse categorie epistemologiche. È piovuta dal cielo la parolina, “woke”, che è anatema per chi avversa certe politiche, ma la è ugualmente per chi avversa chi avversa certe politiche.

E la è a tal punto che, dopo anni di polemiche trite e ritrite, tale parola ha perso un po’ il suo smalto. Quasi che l’essere continuamente attaccata o difesa sui social l’avesse svuotata di senso.

Così, anche Odissea di Nolan ormai fatica ad essere definito “woke”. Forse è più probabile che si riveli quello che già sembra, tra scelte di cast incomprensibili e improbabili parallelismi tra l’Età Classica e l’epoca contemporanea: un’Odissea nello strazio.

Uno strazio per le polemiche, per la verbosità, per la narrazione didascalica, perché sicuramente avremo riferimenti alla presidenza Trump. Uno strazio perché già possiamo supporre che nulla di ciò ci sarà risparmiato.

E allora, un consiglio, da amici: risparmiamoci. Abbiamo già tutte le armi per comprendere se andremo o andremo a vedere Odissea.

Accapigliarsi sui social è esercizio vano. L’unico modo per porre in essere il proprio disaccordo, volendo, è evitare la visione, in sala o in streaming quando uscirà. Ma evitiamo almeno a noi stessi lo strazio di dibattere su qualcosa che tanto dalle polemiche via web non sarà toccato.

Veritatis Media
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.