Fringe è cospirazionista?

Molti vedono in Hollywood solo un centro di produzione audiovisiva. Mastodontico, certo. Yankee-centrico, certo. Ma pur sempre, solo, un comparto industriale come tanti altri.

Bisogna fare quel passo in più, ed uscire dal falso binomio “imperi buoni-imperi cattivi”, per rendersi conto che anche ad essa si possono applicare le categorie riservate di solito all’Istituto Luce o al RMVP nazista. E che ciò la rende, né più né meno, una macchina di propaganda.

Una macchina di propaganda che si occupa persino di definire i suoi nemici, ovviamente per neutralizzarli. Ipotesi di complotto (R. Donner, 1997), in questo senso, ne è un esempio lampante.

Capita tuttavia che lo stesso comparto audiovisivo decida di buttarsi a capofitto nel cospirazionismo. Necessità creativa? Fisiologico bisogno di far trapelare verità sempre smentite? Chi può dirlo.

Da questo punto di vista, appare decisamente emblematica la serie tv Fringe (2008-2013). La quale presenta diversi elementi che rimandano direttamente a teorie del complotto.

Il primo, e più vistoso, è “lo Schema”. Ovvero quella serie di eventi che caratterizza le prime stagioni della serie.

Parliamo di eventi riconducibili al piano di una élite, unica a conoscenza dei reali accadimenti nel mondo. Fatti inspiegabili, celati o abilmente camuffati per non generare reazioni incontrollate nella popolazione civile.

Non è difficile, in questo senso, vedere collegamenti con quanto concerne le teorie sull’esistenza del “Deep State”. Ossia quella rete invisibile che opera trasversalmente ai vari Paesi per mantenere inalterato il potere acquisito nei secoli.

Fringe accoglie alcuni dei riflessi che riguardano lo “Stato profondo”. E lo fa tramite la logica di eventi apparentemente sconnessi che in realtà formano un pattern, poteri segreti trasversali ed un generale senso di scoperta del dietro le quinte, rispetto a quanto è invece di dominio pubblico.

Non sfugge poi a paragoni la Massive Dynamic, corporation della tecnologia coinvolta in ambiti strategici come biotecnologia robotica, militare o farmacologico. Che agisce al di sopra delle leggi, in complicità (tramite corruzione o minaccia) con individui del settore pubblico.

Non è eccessivo vederne un corrispettivo in conglomerati del mondo reale. SpaceX, Palantir, Google, Lockheed Martin, General Electric o la stessa Microsoft potrebbero esserne uno specchio fedele.

E che dire degli esperimenti sugli esseri umani per sbloccarne abilità impensabili? Anche qui, è onestamente difficile non cogliere una corrispondenza con quel transumanesimo che ha preso sempre più piede nell’ultimo decennio.

Fringe, insomma, si occupa di scienza di confine, ma allo stesso tempo è essa stessa una produzione “di confine”. Di confine tra il reale e il percepito, tra il rivelato e il celato, tra la verità di massa divulgata da molti e quella sostenuta da pochi indipendenti.

Possiamo quindi definirla cospirazionista? Non in senso stretto. Certamente, però, porta lo spettatore attento a porsi dubbi su ciò che gli hanno insegnato a credere.

Veritatis Media
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.