Il Signore ci tiene per mano: le omelie inedite di Benedetto XVI

Una delle critiche che spesso vengono mosse al cattolicesimo è che alla fine si va in chiesa a sentire sempre le stesse cose. Nulla muta, tutto è uguale, trionfano moralismo e ripetizione.

Posto che, come dicevano gli antichi romani, “Repetita iuvant” (anche perché l’essere umano è un po’ duro di comprendonio) bisogna però affermare senza problemi che tale percezione è falsa. E non potrebbe essere altrimenti.

La bimillenaria tradizione del cattolicesimo è infatti talmente vasta che è difficile che un’omelia, di chiunque, sia sempre uniforme. Fosse anche la più ridondante, qualcosa di nuovo verrebbe fuori.

Figurarsi poi se a pensarla e pronunciarla è il teologo per eccellenza del ventesimo secolo. Un uomo totalmente immerso nella sua missione di collaboratore della Verità.

Approcciarsi ad uno scritto di Benedetto XVI significa infatti ottenere sempre uno spunto nuovo. Magari torna più volte sugli stessi punti, ma in maniera diversa rispetto a quella precedente o a quella che seguirà.

La mente finissima di Joseph Ratzinger gli permette ogni volta di sviscerare in maniera chirurgica il testo biblico. Da cui emergerà, inesorabilmente, un aspetto che ha visto solo lui o un collegamento patristico sconosciuto.

Prendendo a prestito un paragone ben più profano, Benedetto XVI vede autostrade dove gli altri vedono sentieri. E alla fine chi ascolta o legge non può che dire “Questo non lo avevo considerato”.

La raccolta di omelie private pronunciate dal teologo bavarese tra il 2005 e il 2017 viene incontro alle esigenze di chi ha tale desiderio. Di chi vuole lasciarsi sorprendere da Cristo una volta di più.

Il Signore ci tiene per mano è la prima di queste raccolte. Un compendio, per la precisione, che mette insieme sermoni relativi al tempo di Avvento, di Quaresima e di Pasqua.

Con la maestria che lo contraddistingue, Benedetto trova nel Vangelo input per parlare al cuore di chi lo ascolti. E sono sempre molto legati alla vita quotidiana.

La sofferenza, la condivisione, la libertà, la pace interiore, la paura, le false guide. E poi ancora la consolazione, il senso di impotenza, la gioia, l’ascolto: tutte situazioni in cui bene o male viviamo immersi ogni giorno, ma a cui sempre più spesso non diamo alcun peso.

Tali riflessioni sono mescolate con aneddoti della sua esperienza pastorale e riferimenti alla patristica. In tal modo, Benedetto XVI mostra una continuità effettiva tra Vangelo e quotidianità.

Un’interconnessione, che implicitamente ci invita a non limitare l’adesione a Cristo al solo precetto domenicale. Ma anzi, a partire da lì per vedere tutti i giorni i semi del Vangelo.

Il Signore ci tiene per mano, dunque, si pone come importante lettura per mettere in discussione ciò che crediamo di sapere. Un pungolo, per così dire, alla monotonia delle convinzioni.

Accostarsi ad uno scritto di Benedetto XVI è dunque una sfida, un esercizio rivolto a chi è curioso, a chi non si accontenta. A chi, interrogando il Vangelo, vuole chiavi di lettura per capire il concreto

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