Ad gentes: la geopolitica dei media della Francia

Hanno inventato il cinema, a prescindere dalle rivendicazioni dei signori a stelle e strisce. E sono stabilmente nella top ten della quantità di film prodotti ogni anno.

La Francia rappresenta oggi un caso per certi versi unico nel panorama mondiale. Il cinema transalpino, infatti, a livello europeo mantiene una posizione di leadership culturale ed economica.

Ciò avviene, per giunta, nonostante la pressione globale delle piattaforme streaming e la permanente difficoltà delle sale che ha colpito molti mercati occidentali. Tale supremazia è fondata su un misto di efficace protezionismo, capacità di rinnovamento costante ed esportazione diffusa.


Il segreto della vitalità francese risiede anzitutto nel suo modello di finanziamento, gestito dal Centre National du Cinéma. Il sistema garantisce che una parte dei proventi dei biglietti, anche per i film USA, e dei ricavi dei servizi streaming venga reinvestita nella produzione nazionale.


Si aggiunga a questo quadro la vitalità degli esercizi cinematografici. E questo vale non solo nelle metropoli, ma anche nelle province.

Una legislazione rigorosa protegge infatti. la finestra temporale tra l’uscita in sala e l’arrivo sulle piattaforme, In questo modo viene garantito ai cinema un vantaggio competitivo che altrove sta scomparendo.


Molto importante è, inoltre, il dialogo costante tra cinema d’autore popolare e cinema di cassetta. Tanto i registi storici quanto le nuove leve, infatti, riescono a portare al cinema centinaia di migliaia di spettatori con film che uniscono riflessione intellettuale e intrattenimento.

Non è raro, in questo senso, che pellicole drammatiche o commedie sociali superino il milione di ingressi. Mentre all’orizzonte si affacciano nuovi generi.


Novità degli ultimi anni è, infatti, la progressiva apertura della Francia a generi che la critica cinematografica nazionale ha sempre considerato meno nobili. Parliamo nella fattispecie di horror, fantascienza e il thriller d’azione.

Tale approccio ha permesso di attrarre un pubblico più giovane e di competere sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, ha dato respiro a quel pubblico in essere considerato una nicchia.


Ciò che produce ad intra, inoltre, la Francia riesce anche dunque a diffonderlo ad extra. I film francesi registrano infatti una crescita costante nell’esportazione delle proprie produzioni.


In tal senso va anche letta la predilezione che i partner europei hanno per l’Esagono. Il quale, tramite le coproduzioni europee diventa un ponte tra il cinema continentale e il resto del mondo.


Potrebbe altresì giocare un ruolo il fatto che, esattamente come sta avvenendo anche negli USA, anche in Francia tra grande e piccolo schermo c’è un regolare viavai di volti. Anche qui è infatti caduta infatti la distinzione netta tra il “personale” del cinema e quello delle serie di qualità.

Grandi interpreti e registi acclamati si muovono con disinvoltura tra i film per le sale e produzioni seriali, che siano per emittenti come Canal+ o piattaforme globali. Un interscambio con due effetti.


Il primo è che gli standard produttivi medi si sono elevati. La cura estetica tipica del cinema francese ha infatti ridefinito il lato visivo della serialità, rendendolo più accattivante.

Sul percorso opposto, il ritmo e la capacità di gestire narrazioni complesse della serialità hanno dato nuova linfa alla scrittura cinematografica. Ciò ha reso, ed è il secondo effetto, più attraversabili i confini dei due media per quegli spettatori che prima erano monodimensionali.


Sempre nell’ottica di un parallelismo tra cinema francese e statunitense, ci sono anche timidi segnali di costruzione di universi condivisi. Un’ipotesi che potrebbe consentire all’industria francese di vedere alcune delle proprie produzioni andare oltre la durata di un’uscita in sala.

Un esempio di tale dinamica è I tre moschettieri, film del 2023 con annesso sequel I tre moschettieri-Milady,del 2024. All’origine si era parlato di una serie sulle origini di Milady o su un moschettiere nero, ma al momento sembrano progetti tramontati. L’ipotesi è però in sé suggestiva.

A livello di editoria restano solidi anche il poliziesco e il noir dell’Esagono. A questa tradizione vanno inoltre aggiunti autori quali Annie Ernaux o Michel Houellebecq, che hanno rilanciato la narrativa francese quale prodotto da esportazione in termini di qualità e prestigio intellettuale.

L’Europa rimane anche in questo caso lo sbocco principale. Si registra tuttavia un interesse crescente per la letteratura contemporanea francese in Cina e Brasile.

Più delicata, invece, la questione legata al fumetto. Ha destato infatti parecchio scalpore l’annullamento per tagli ai sussidi del Festival di Angoulême, il più importante d’Europa.

A livello produttivo, la Bande Dessinée regge con i titoli classici come Asterix e Blake et Mortimer. Allo stesso tempo, l’arte sequenziale risulta il settore più dinamico dell’editoria francese all’estero.

Non è inoltre da sottovalutare l’impatto del webtoon, che accelera la digitalizzazione del settore. Il pubblico francese resta sì fedele al volume fisico, ma i grandi editori stanno implementando anche questa soluzione, che serve a ringiovanire il pubblico interno e apre opportunità di export.


In sintesi, quindi, il sistema mediale francese è quello decisamente più rilevante a livello europeo. Paga, in particolare, la scelta di non essere né troppo tradizionalista, né troppo avanguardista.

La Francia risulta infatti un soggetto esportatore grazie alla sua capacità di innovare nel solco della tradizione. Cercando i nuovi, ma senza dimenticare i vecchi.

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