Mors tua, vita mea. Una delle eterne massime tramandateci degli antichi romani, valida in ogni tempo e luogo.
JD Vance, da leone che ha fiutato la preda ferita, è stato il primo ad accorgersene. E dopo la debacle alle elezioni di midterm, ha subito messo in chiaro le cose: la sconfitta è a causa della guerra in Iran.
Non che abbia torto, ci mancherebbe. Ed anzi, gli va dato atto di essere stato, sino a febbraio 2026, uno dei più strenui oppositori degli interventi militari in genere.
È chiaro che, da allora, quando interpellato, ha dovuto difendere a denti stretti un’iniziativa che chiaramente non condivideva. Ragione di Stato, verrebbe da dire.
Però a questo punto, una volta terminato l’attuale mandato di Donald Trump, il frontrunner per la corsa alla Casa Bianca diventa lui. Perché è lui il volto MAGA più riconoscibile.
Ecco, il MAGA. Questa cosa un po’ oscura, contorta, che molti confondono con un voto identitario, discriminatorio, persino disumano a volte, dimostrando poca conoscenza della questione.
Perché il MAGA, in sintesi, è formato da due istanze centrali: stop agli impegni militari statunitensi in giro per il mondo e primato dell’economia reale sulla finanza. Il resto è accessorio.
Molti, a leggere i risultati delle elezioni di midterm, hanno esultato. “Ecco, hanno vinto i democratici, gli americani hanno scelto il Bene e bocciato il Male”. No, sbagliato.
Perché i due principi sopra enunciati avevano per ben due volte portato Trump allo Studio Ovale. Siccome però nel secondo mandatonon ha rispettato nessuno dei due, ora gli USA gli hanno fatto il pollice verso.
Non si illuda, quindi, chi tifa (perché di tifo si tratta) per i democratici. Le istanze dei cittadini rimangono invariate, e sono pronti a rifiutare chiunque prometta di agire in quel senso e poi si rimangi la parola.
JD Vance vincerà quindi largamente nel 2028? Ecco, questo è decisamente più difficile dirlo. Anche perché esistono candidati MAGA anche tra i democratici.
Ad esempio Josh Shapiro, moderato che finora ha puntato su attenzione alla sicurezza e radicamento nella politica locale. Così come Mark Kelly, ex-astronauta e senatore dell’Arizona.
A questi si potrebbe aggiungere Andy Beshear, grande difensore dei lavoratori, dei servizi pubblici e dell’America rurale. E sono, non a caso, tre nomi che stanno iniziando a ricorrere spesso nei sondaggi.
Chiaro, si tratta di previsioni ad oggi. Non possiamo infatti ancora sapere se i vari Marco Rubio, Mike Pompeo e Ted Cruz da una parte, o Kamala Harris, Paul Buttigieg o Gavin Newsom cambieranno cavallo a metà del guado.
Certo è che, ad ogni modo, gli Stati Uniti interni, quelli veri e non le coste cosmopolite, hanno dato un segnale. Chi non lo coglierà farà un primo passo verso l’inevitabile sconfitta.

