Vieni e vedi: uno sguardo cattolico su Sound of Freedom

A leggerle ora, certe recensioni di Sound of Freedom, fanno sorridere. Perché alla luce del caso Epstein sembrano non solo anacronistiche, ma per certi versi pure grottesche.


Qualcuno scrisse che il film parlava più o meno consapevolmente a certi cospirazionisti di destra. Qualcun altro prese in giro chi contestava “quei cattivoni di Bill Gates, Soros e la sempreverde Clinton Family”.


E poi si scopre che non erano cospirazioni. Che esisteva davvero un sistema come quello del film, trasversale a (pseudo)conservatori e (pseudo)progressisti.


Perché Sound of Freedom non è una critica all’una o all’altra parte. È una denuncia senza appello di un potere corrotto che si fonda sul prevalere del forte sul fragile.


Una pratica che può sembrare un’eccezione, una deriva imprevista dei tempi che viviamo. Al contrario, essa ne rappresenta in realtà la fisiologica escrescenza.

Classe dirigente e media hanno ripetuto per anni che l’Occidente era, grazie ai nuovi diritti civili di cui si faceva vessillifero, il faro dell’umanità. Che gli aneliti degli altri popoli a percorrere lo stesso sentiero erano impediti da forze reazionarie e oscurantiste, a cui bisognava muovere guerra.


Peccato che non fosse vero. Peccato che da fuori risultasse evidente che in Occidente la forza morale non fosse non è cresciuta di pari passo con lo sviluppo economico, scientifico, tecnologico.

Anzi, essa era piuttosto diminuita, in ragione del fatto che la mentalità tecnica confina la morale nell’ambito soggettivo. E quando la morale diventa soggettiva, quando non ci sono più limiti, tutto diventa possibile.

I vari Ernesto Oshinsky o Giselle di Sound of Freedom, che sono la trasposizione cinematografica di ciò che il caso Epstein ha dimostrato poter accadere anche nella realtà, mettono radici così. Con il senso di onnipotenza, e la convinzione di appartenere ad una casta di privilegiati impunibili.

Questo senso di onnipotenza potrebbe rappresentare, in fondo, una naturale declinazione del Peccato Originale. Che non è la banale immagine di Eva che mangia la mela, bensì un desiderio spasmodico dell’essere umano di farsi lui stesso Dio, e dunque superiore ai suoi simili.

Certo, qualcuno potrebbe osservare che certe cose sono sempre accadute, nella storia dell’umanità. La differenza con il passato, però, è che il progressivo smantellamento del dominio spirituale in Occidente ha consentito prima la diffusione e poi la copertura di questo sistema cinico e depravato.

Quando Tim Ballard, il protagonista del film, dice perentoriamente “I figli di Dio non sono in vendita”, non sta solo affermando la non riducibilità dell’essere umano a bene economico di consumo. Con tale assunto, infatti, il personaggio ridà alla vita una dimensione totalmente sacrale.

Lungi dall’essere un film retrivo, quindi, Sound of Freedom rappresenta in realtà una dura critica a chi oggettifica l’essere umano. Di fronte a tutti gli Oshinsky o gli Epstein di questo mondo, si può fare il proprio dovere anzitutto chiamando il Male con il proprio nome.

Veritatis Media
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