Tanti lo apprezzano, tanti lo detestano. Per tutti quelli che vogliono riflettere divertendosi, ci sono i tanti che sostengono faccia un cinema per ignoranti, se non peggio.
Eppure Zalone al botteghino vince. Anzi, stravince, superando l’incasso italiano sia dell’attuale Avatar, sia di quello precedente.
Un cinema popolare, ma di una popolarità che fa storcere il naso a quelli che si sono convinti che l’Italia sia socialmente e culturalmente il terzo mondo. Discepoli della peggiore propaganda dell’odio verso sé stessi, che genera cittadini capaci di vedere solo le pecche del proprio paese.
A pensarci bene, forse il motivo per cui Zalone infastidisce così tanto gli oicofobi italiani è proprio il suo approccio. Un approccio pungente, ma che evita le condanne sommarie tanto in voga, invece, tra costoro.
Il mattatore pugliese, in effetti, ha sempre puntato a mettere in scena un tema di attualità con posizioni antitetiche. Una polarizzazione mirata a mettere in risalto, per deriderla, la sclerotizzazione del dibattito pubblico.
Anche Buen Camino si muove sulla stessa traccia. Rispetto ai lavori precedenti, tuttavia, porta in dote una sfaccettatura mai emersa prima.
Nel nuovo film, infatti, si nota quella che potrebbe apparire una sorta di rifrazione delle vicende personali di Zalone. Nella fattispecie, la recente separazione dalla storica compagna.
C’è la critica sociale agli arricchiti senza cultura, e a quei genitori che curano solo il benessere materiale dei figli senza coltivare la formazione spirituale, certamente. Ma non solo.
È altresì presente, infatti, un complicato rapporto padre-figlia. Il primo prova a risolvere ogni cosa con il denaro, mentre la seconda si ribella a questo materialismo endemico.
Allo stesso tempo, in lei, c’è altresì una sorta di rivolta permanente verso la figura genitoriale. Una chiusura totale, che spesso sfocia in una frettolosa condanna morale.
Buen camino, in questo senso sensibilizza. Mostra che se è legittimo il rifiuto della mentalità mondana, non lo è però il taglio netto con la propria famiglia di origine.
Ciò non significa approvare acriticamente tutte le dinamiche di quest’ultima. Zalone, semmai, invita ad adottare uno sguardo affettuoso, comprensivo e conciliante, anche quando ci sono frizioni.
In Buen camino emerge, infine, l’ulteriore tematica legata alla spiritualità. A placare la sete dell’infinito, infatti, non possono essere l’attivismo mondano, un vago misticismo religioso, né uno spirito giovanile contestatario che si traduce in un’avventura con una rete di protezione.
Una risposta alle grandi questioni della vita, sembra dire Zalone, può venire solo da un autentico approfondimento spirituale, da una ricerca attenta e bruciante di ciò che va oltre i sensi. Una testimonianza importante, e forse per qualcuno fastidiosa.

