Trent’anni di PK

Un sisma editoriale. Meglio ancora: un’autentica rivoluzione, che ha ribaltato il tavolo e portato il fumetto italiano (perché sì, era italiano) vicinissimo a quello statunitense.

No, non è questione della mentalità un po’ provinciale da “Tu vuo’ fa l’americano” del mitico Tonino Carosone. Qui non si tratta dell’imitazione di certi atteggiamenti solo per darsi un tono.

PK, anzi PKNA e per esteso Paperinik New Adventures, ha preso il modello di fumetto di supereroi a stelle e strisce e lo ha innervato nel contesto italiano. E ancora una volta sottolineiamo italiano perché, malgrado il materiale sorgente sia USA, le storie erano scritte e disegnate qui.

E anche il personaggio, in effetti, era nato qui, nel 1969. Per la precisione è uno dei frutti di un Dopoguerra in cui il coordinamento europeo Disney aveva dato all’Italia piena autonomia.

Inizialmente, peraltro, l’alter ego di Paperino era solo un personaggio atto a vendicare i torti subiti da quest’ultimo. Solo dopo divenne una sorta di guardiano di Paperopoli.

Un po’ Diabolik (come si evince dal nome), un po’ Batman, un po’ Fantomas (richiamato dal suo epigono, Fantomius). Sempre tarato, tuttavia, sulla fascia d’età lettori di Topolino.

Poi, come detto, nel 1996 l’epifania. Ezio Sisto e Max Monteduro iniziano a porre le basi di un ciclo di storie in cui il personaggio sarebbe stato inserito in un contesto più maturo, più accattivante.

Intelligenze artificiali, high-tech, alieni, viaggi nel tempo, spionaggio, crisi internazionali, biotecnologie, realtà virtuali, navi spaziali, abilità superumane e persino, in taluni casi, venature di esoterismo. PK ha mescolato tutto questo, costruendo una trama ad ampio respiro, e sempre intrigante in quanto variegata.

Questo fortunato transito, come accennato, ha contribuito ad avvicinare il fumetto nostrano a quello a stelle e strisce. Da un punto di vista tanto narrativo, come abbiamo visto, quanto estetico.

A livello di layout, PK è stato infatti un esempio di fumetto italiano dinamico, persino cinematografico sotto certi aspetti. Vignette “a vivo”, splash page, tagli diagonali, personaggi che uscivano dai bordi, colorazione all’avanguardia: tutti richiami allo stile DC e Marvel.

E la tempistica non è affatto casuale. Gli anni Novanta dei comics sono infatti quelli del post-Watchmen e post-Cavaliere Oscuro, con tutto ciò che ne consegue.

Così come sono anche quelli dell’esplosione della Image Comics. Ovvero della casa editrice che, puntando sull’indipendenza degli autori, ridefinì i canoni artistici del fumetto.

Ecco, da questo punto di vista occorre rilevare come PK si sia inserito in questa atmosfera riformista. Scuotendo un fumetto italiano che aveva un po’ di polvere addosso.

Il tentativo di rilancio avvenuto dal 2014 in poi, da questo punto di vista, sembra un tentativo di rinsaldare una comunità di lettori che si era creata, per poi disperdersi alla chiusura della testata. Anche se come d’abitudine non manca qualche malumore.

“Le storie non sono come quelle degli anni Novanta”, dice qualcuno. Potrebbe essere, ma bisogna pur sempre notare che non siamo più negli anni Novanta.

Il mondo da allora si è fatto più globale, e quindi più piccolo. Le storie di eroi e supereroi si sono accumulate, sono arrivate al cinema con una complessità prima sconosciuta, e questo ha tolto un po’ di sense of wonder.

Però… Però PK è PK. Vale la pena ancora dargli una chance, anche solo per vedere se sarà in grado di stupirci ancora una volta.

Veritatis Media
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.