Controverso un pontefice può esserlo solo se ha compiuto il suo dovere fino in fondo. Anzi, più un successore di Pietro è considerato tale dai grandi media, che sono quelli formano l’opinione pubblica, più possiamo essere certi che la sua missione sia stata conforme al volere di Dio per la sua Chiesa.
Pio XII, in questo senso, non è forse secondo a nessuno, e anzi, se non è il pontefice moderno che stimola l’aggressività più viscerale, poco ci manca. Forse se la gioca con un predecessore omonimo, quel Pio IX protagonista dei fatti dell’Unità d’Italia.
Non è divisivo, perché ciò presupporrebbe due fazioni più o meno equilibrate. No, di fronte a papa Pacelli c’è diffidenza anche nel mondo cattolico, che preferisce usare controbilanciarne la figura con il più alla mano Giovanni XXIII.
D’altronde, come esserne sorpresi? Sarà capitato a tanti, nell’adempimento del proprio obbligo scolastico, di incontrare quell’insegnante che, scambiando la propria ignoranza dei fatti per verità storica, impudentemente sosteneva che il papa, durante la Seconda Guerra Mondiale, avesse fatto il pesce in barile.
E a nulla valgono le testimonianze degli ebrei salvati dalla sollecitudine di Pio XII, o il fatto che avesse gia preparato la lettera di dimissioni nel caso fosse stato fatto prigioniero dal Terzo Reich. No, Pacelli è colpevole di silenzio, e qualsiasi tentativo apologetico è qualificato come reazionario.
Poi però succede che alzino la testa i reazionari veri, quei lupi travestiti da agnelli che parlano di buoni sentimenti mentre invitano alla corsa agli armamenti. E lo facciano proprio in un anno giubilare.
E allora ecco che è proprio Pio XII a correrci in soccorso, pur se in uno iato di settantacinque anni. Quelli che, per la precisione, ci distanziano dall’enciclica “Anni Sacri”.
Tra le righe di quest’ultima si possono leggere incisi quali “Molte nazioni si ostacolano a vicenda; e come viene meno la fiducia si fa a gara nel correre agli armamenti”, “Con false promesse si inganna il popolo che è incitato all’odio, alla rivalità, alla ribellione, specialmente se si riesce a svellere dal suo cuore la fede avita” e “Si organizzano e si fomentano serie violenze e tumulti e sollevazioni che preparano la rovina dell’economia e che recano un danno irreparabile al bene comune”.
Valutazioni espresse senza panegirici, e che sembrano scritte oggi, soprattutto in merito a certe manifestazioni in pubblica piazza. Invece sono appunto distanti nel tempo di sette decenni, segno emblematico di come certe dinamiche umane si ripropongano circolarmente nella storia.
Proprio per questo motivo l’accorato appello di papa Pacelli risulta ancor più cruciale. Il grande pontefice capitolino, infatti, dopo aver esposto quegli elementi che procurano angoscia alla Chiesa universale, invita ad una crociata di preghiera per chiedere a Dio Padre gli opportuni rimedi ai mali elencati.
Ma non solo. Pio XII afferma altresì che solo Cristo “può reggere con giustizia gli avvenimenti terreni e comporli nell’amore; egli soltanto può avviare all’eterna felicità gli animi degli uomini, congiunti dal vincolo della fratellanza”.
La conclusione, poi, assume i tratti della poesia. Scrive infatti Pacelli: “Guardi egli con indulgenza, specialmente nel corrente anno santo, l’umanità oppressa da tante sventure, battuta da tanti timori e dai flutti di tante discordie. E come un giorno placò con il suo divino cenno la tempesta sul lago di Galilea, così acquieti oggi le umane sventure”.
Parole dolci, suggestive, e soprattutto ricche di Fede nella Provvidenza. Parole che, oggi come allora, risuonano vieppiù necessarie per placare il fervore guerriero che piano piano fa di nuovo capolino nell’animo di chi, fino a ieri, diceva di essere schierato a favore della pace.