Era quasi sicuramente un’esca. E infatti in molti hanno abboccato, cadendo nell’ennesima polemica che aveva la funzione, in realtà, di confondere le acque.
Giorgia Meloni potremmo definirla in questo quasi mourinhana, se non fosse ovviamente che si tratta di arte della mistificazione. Supportata dai media, beninteso.
Cionondimeno la presa di distanza dal Manifesto di Ventotene della Presidente del Consiglio offre uno spunto irrinunciabile. Non un’analisi pro o contro il medesimo, quanto piuttosto la proposta di un’alternativa.
Anzitutto collochiamoci nel tempo e nello spazio. L’anno è il 2004, il luogo è la Sala Capitolare della Biblioteca del Senato.
L’allora cardinale Joseph Ratzinger è stato invitato a tenere una conferenza. Il titolo dell’intervento è emblematico: “Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani”.
Il porporato bavarese, come da sua prassi, costruire la sua trattazione con una logica progressiva. Focus iniziale è dunque la questione della delimitazione storica, geografica e culturale del continente europeo, dall’Antichità all’età moderna.
Dopo tale excursus, utile a mostrare passaggio per passaggio la nascita dell’Europa come concetto, Ratzinger si sofferma sugli aspetti dell’attualità. E come sempre lo fa con una chiarezza con pochi pari.
Anzitutto rileva che “L’Europa, proprio in questa ora del suo massimo successo, sembra diventata vuota dall’interno” e che “A questo interiore venir meno delle forze spirituali portanti corrisponde il fatto che anche etnicamente l’Europa appare sulla via del congedo”.
Il futuro Benedetto cita poi il filosofo Arnold J. Toynbee, il quale “mette in luce la differenza tra progresso materiale-tecnico da una parte, e dall’altra progresso reale, che egli definisce come spiritualizzazione.
Egli ammette che l’Occidente -il mondo occidentale- si trova in una crisi, la cui causa egli la vede nel fatto che dalla religione si è decaduti al culto della tecnica, della nazione, del militarismo. La crisi significa per lui, ultimamente secolarismo”.
L’analisi del porporato bavarese, tuttavia, non è puramente distruttiva. L’allora Prefetto si spinge infatti a definire delle possibili situazioni.
Anzitutto, secondo Ratzinger “l’Europa, “ha bisogno di una nuova -certamente critica e umile- accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere”. Una nuova accettazione che non può non passare dal retaggio cristiano che la caratterizza, e che rappresenta una delle basi culturali del Vecchio Continente.
In questo senso, secondo l’allora cardinale, i cristiani, sull’esempio di quanto sostenuto da Toynbee, “dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così a servizio dell’intera umanità”.
Parole che, a più di vent’anni di distanza, rappresentano ancora un punto di riferimento, nonostante siano rimaste inascoltate. Anzi, quello attuale appare proprio il tempo maggiormente propizio per riscoprirle e metterle in pratica.