C’è un senso di scampato pericolo, negli italiani, quando si affronta il problema della crisi economica che ha colpito i greci. Una sorta di sollievo, come se il dramma di un popolo con cui storicamente condividiamo tanto ci riguardasse tangenzialmente.
Certo, anche il nostro Paese è stato fortemente colpito dalla crisi di un ventennio fa, esattamente come altri lidi mediterranei come Portogallo o Spagna. Eppure né qui né altrove si ha mai avuto la sensazione che avremmo toccato un nadir come quello ellenico.
Anzi, per certi versi la crisi greca, vista oggi, sembra essere una sorta di argomento da salotto buono. Non solo per coloro che i salotti buoni li frequentano, ma anche per tutti quelli che magari, impietositi dalle immagini televisive dell’epoca, ogni tanto genuinamente se ne escono con un “Guarda cos’hanno fatto alla Grecia…” et similia.
A interrompere questo superficiale flusso di retorica ci ha pensato Antonio Di Siena con Memorandum. Avvocato di professione, l’autore de L’Antidiplomatico ha assunto i panni del giornalista, dove i giornalisti in materia hanno (volutamente) latitato, e invece di una dura requisitoria ha offerto un puntuale resoconto dei fatti.
Che poi da quest’ultimo emerga una critica tagliente alle istituzioni europee, ree di aver affossato la Grecia per poi, caso strano, pasteggiarci sopra, è una conseguenza e non una causa. Una tale cronistoria, infatti, non poteva che evidenziare quelle che sono le gravi colpe unioniste nell’approfittarsi, come avvoltoi, del dramma che ha colpito la culla della civiltà.
Sapientemente, Di Siena ha avvicinato il lettore all’argomento componendo la summenzionata cronistoria di tante piccole storie, che accostate danno vita ad un quadro complessivo della crisi greca. Un quadro che non può certo dirsi esaustivo, vista la gravità degli eventi, ma che parimenti si rivela decisamente sintomatico di ciò che il popolo ellenico ha vissuto sulla propria pelle a causa delle imposizioni europee.
Vi si trovano, in Memorandum, storie tragiche e storie di impegno, storie di povertà e storie di barbarie, storie di tradimenti e storie di solidarietà. Un miscuglio eterogeneo di umanità ma omogeneo nell’individuare la spietatezza e l’avidità che stanno dietro al deflagrare del dramma greco.
Unico nel suo genere, il libro di Antonio Di Siena è commovente e fastidioso allo stesso tempo, per ragioni chiaramente opposte. Soprattutto, però, appare una sorta di passaggio obbligato per capire cosa sia davvero questa casa europea che si presenta come dal volto umano, salvo poi rivelare la sua vera natura economicistica e, ci sia consentito, reazionaria.
In cauda venenum: appare infine curioso come poi queste stesse istituzioni che hanno affamato la Grecia ci chiedano, quindici anni dopo, di stanziare un budget con cui molte vite greche avrebbero potuto essere salvate e di morire per Maastricht. No, grazie: molto meglio vivere per Atene.