Ad gentes: la geopolitica dei media della Russia

Prima reietta avversata da tanti (ma non da tutti, come hanno sostenuto fonti evidentemente male informate). Poi attore cruciale per l’equilibrio internazionale.

È lo strano destino politico della Russia. Con l’esplosione della crisi in Medio Oriente, infatti, Mosca è tornata ponte fondamentale per la diplomazia, anche se in realtà qualcuno ancora le nega tale ruolo.

E sul fronte dei media? Beh, ad essere onesti anche da quel lato lì Mosca si è mossa in maniera attenta, nonostante il boicottaggio subito.

La pop music, in questo senso, è diventata terreno di scontro con l’Occidente. Prova ne sia il lancio, nel 2025, dell’Intervision Song Contest a Mosca, che ha gettato le basi per un circuito alternativo all’Eurovision.

L’edizione del 2026 ad oggi è invece programmata in Arabia Saudita. A conferma della vocazione di collegamento del macro-continente euroasiatico che la Russia vuole darsi.

L’Intervision non è solo musica. La manifestazione risulta infatti una vera e propria dichiarazione politica che promuove la tradizione contro quello che Mosca definisce la decadenza morale dell’Occidente.

A livello dell’audiovisivo, invece, il cinema russo puntato tutto sul mercato interno e sul Sud Globale. Una scelta dettata dalla volontà di abbandonare qualsiasi competizione con Hollywood.

Vanno lette in questo senso le esportazioni verso Cina e India, frutto di accordi per la distribuzione incrociata di contenuti. Come è facile dedurre, i blockbuster russi di fantascienza e i film storici trovano ora più spazio a Pechino o Nuova Delhi che a Berlino o Cannes.

Inoltre, siccome è sempre la Storia che scrive i film, una fetta della produzione russa si è orientata verso i film di guerra, come ad esempio August. Non vanno tuttavia sottovalutati, allo stesso tempo, i generi del dramma storico o del fantasy.

Interessante è stato lo sviluppo del genere cosmologico. In una sorta di riedizione cinematografica della corsa alle stelle, la Russia ha dato ampio… spazio allo spazio.

Esattamente come negli anni Sessanta, appare evidente che anche qui l’intento sia ribadire il primato tecnologico dell’apparato statale. Un’epica che ha la funzione di rappresentare quella russa come una nazione apripista, che arriva prima degli altri e apre loro il sentiero.

Discorso diverso invece per la serialità televisiva. Le serie procedurali, ad esempio, enfatizzano il ruolo dell’apparato statale quale unica garanzia di ordine, contro la corruzione o le minacce esterne.

La rivalità con l’Occidente, tuttavia, non impedisce la rilettura di produzioni estere in chiave locale. È il caso ad esempio di Tot, kto citaet mysli, remake del più conosciuto The Mentalist.

Ma “Ordine” è una parola chiave anche per quanto concerne i drama storici. A prescindere dal periodo, essi infatti portano in scena una società gerarchica e disciplinata, in cui ognuno ha chiaro il suo ruolo.

Capitolo a parte lo merita l’animazione. Produzioni come Masha e Orso e Cheburashka continuano a generare miliardi di visualizzazioni sulle piattaforme globali, nonostante le tensioni politiche.

Ciò accade per ragioni diverse. Nel primo caso, la coppia bambina-orso più famosa della tv è caratterizzata da un’estetica che celebra la natura, la spontaneità, la complementarietà.

È, insomma, una produzione educativa senza però risultare eccessivamente ampollosa. Anzi, il mix composto dalla vivace Masha e dal paziente Orso ha una pedagogia leggera travestita da comicità.

Cheburaska, personaggio della letteratura per ragazzi sovietica, ha invece trovato di trovato nuova linfa. Si tratta di una creatura dolce, divertente, in certi tratti fragile, in cui i bambini possono ritrovare elementi di sé stessi.

Anche il settore dell’animazione è diventato però strategico sul fronte geopolitico. Diversi studi hanno infatti iniziato a stringere rapporti con partner cinesi, al fine di creare contenuti che si fondano sul retroterra culturale slavo-asiatico.

L’obiettivo è chiaro. Attraverso queste interrelazioni si vuole limitare lo strapotere che gli Stati Uniti hanno anche in questo ambito.

In ambito di geopolitica dei media, tuttavia, forse la sorpresa più significativa del 2026 è la crescita dell’industria del gaming. Anche qui con una strategia precisa.

Su tutti va segnalato il successo di Atomic Heart. Mescolando storia e realtà alternativa, il gioco vede l’alter ego militare dell’utente come unico argine alla ribellione di pericolosi robot sovietici.

Sempre nell’ambito dei videogiochi sparatutto non si può inoltre bypassare il multiplayer Escape from Tarkov. Quest’ultimo, alla soglia dei dieci anni, ha man mano riunito una community sempre più ampia ed appassionata, anche grazie al suo essere un gioco con zero compromessi.

Molto più recente è invece Smuta, collocato temporalmente nel cosiddetto periodo delle guerre russo-polacche del Seicento. E anche qui non è difficile cogliere una certa eco dell’attualità.

Quello che possiamo cogliere della geopolitica dei media russi, in conclusione, è una ricerca di autonomia. Un po’ per il boicottaggio subito dal 2022, un po’ per la vena imperialista che sempre la caratterizza, la Russia ha cercato di battere una pista autenticamente autoctona.

Anzi, l’embargo subito ha per certi versi rafforzato la necessità di trasmettere ai cittadini un messaggio di risveglio di autocoscienza e orgoglio nazionale. La geopolitica dei media della Russia, in fondo, non è quindi poi così distante da quella vera e propria.

Veritatis Media
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