Il Paradiso del Dottore: vita e calcio di Fulvio Bernardini

L’unico allenatore ad aver vinto due scudetti senza passare da Milano o Torino. Già questo dovrebbe essere sufficiente a rendere Fulvio Bernardini una figura di culto.

Era però Ennio Flaiano che diceva, con punta di perfida verità, che gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore. E i vincitori calcistici nel nostro Paese si trovano storicamente a Milano o Torino, e più raramente Roma e Napoli a rimorchio.

Un vero peccato, perché Bernardini rappresenta invece un transito inconsueto ma interessante del calcio nostrano. Un’eccezione, di quelle che confermano la regola.

Avesse allenato oggi, lo avrebbero inserito tra i “giochisti”. Lui, centromediano di grande tecnica e di autentica leadership, che non trovò posto nella Nazionale di Pozzo per ragioni tattiche.

Una storia che poi in Italia si sarebbe ripetuta anche in seguito, con protagonisti diversi. Ma Fuffo non se ne fece un cruccio: divenne il simbolo della neonata Roma, proprio lui che era nato calcisticamente nella Lazio.

Entrambe le compagini capitoline ne hanno, nel tempo, onorato la memoria. E così anche Fiorentina e Bologna, con le quali Bernardini vinse i già menzionati scudetti lontani dai capoluoghi del Nord.

E poi la Nazionale. Chiamato al capezzale dopo la debacle del Mondiale 1974, Fuffo impostò una squadra polivalente, che poi consegnò ad un Bearzot con cui i rapporti furono ondivaghi, ma sempre improntati al rispetto reciproco.

Diversi caratterialmente, il romano e il friulano, ma complementari. E soprattutto due uomini di calcio, che questo sport lo amavano, prima ancora di capirne.

Il libro Fulvio Bernardini-Il dottore del calcio italiano traccia una parabola del transito del mister capitolino. E lo fa in maniera particolareggiata, attingendo anche a fonti dirette dell’epoca.

Emergono così la sua statura morale, la sua peculiarità come calciatore e studente, il suo carisma. Così come una personalità notevole, che lo portò a riparare ad un torto stradale all’auto di Benito Mussolini… diventando partner di tennis di quest’ultimo.

La storia di Bernardini si inserisce poi nel contesto più generale. Ossia le questioni politiche del calcio italiano d’antan, le difficoltà nella Roma dell’epoca, i primi scandali, le diatribe Nord-Sud.

Un refrain che continua anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. E così ecco le querelle con Helenio Herrera e Manlio Scopigno, il caso doping-non doping con il Bologna, l’attività come giornalista e la presidenza dell’Assoallenatori.

E poi, quella massima. I suoi rossoblù che vincono 7-1 con il Modena e il Dottore sentenzia: “Così si gioca solo in Paradiso”.

E allora possiamo provare ad immaginarlo, Fulvio Bernardini, che in Paradiso organizza una partita tutti contro tutti con i campioni che sono entrati dalla Porta di San Pietro. Cercando, anche nell’alto dei Cieli, quei piedi buoni che tanto amava sulla Terra.

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