Non fidatevi di quelli che dicono che la nostalgia è negativa, che bisogna sempre guardare avanti. Non è vero, a differenza di quanto racconta qualche giornalista sportivo, che tutto è sempre progresso, e dunque oggi siamo fisiologicamente migliori di ieri.
Argento vivo di Marco Gaetani rappresenta in questo senso un volume di un’importanza cruciale. Ricostruendo la strada verso il bronzo ad Eurobasket 2003 e l’argento alle Olimpiadi 2004 dell’Italbasket l’autore rievoca infatti l’ultimo periodo florido della pallacanestro nostrana.
Beninteso: questa non è un’idea che l’autore esprime direttamente, o mette in bocca ai protagonisti dell’epoca intervistati per l’occasione. Essa fa parte, viceversa, di quel lavoro di riempimento degli spazi che già Umberto Eco aveva individuato nel rapporto tra testo e lettore.
Traducendo, non è l’autore ad imporre una sua visione, ma è chi fruisce dell’opera che, confrontando quel doppio successo con la crisi di risultati attuale, può agilmente cogliere la differenza tra i due periodo. E intendiamoci, questo è tutt’altro che un male.
Lo sguardo al passato è infatti negativo, e diventa nostalgismo, se rimane lì a contemplare sé stesso, se non compie alcun tipo di esame di coscienza e semplicemente passa il tempo a lamentarsi di quando si stava bene. Ma questa è solo una scusa per non invertire la rotta.
No, se Argento vivo ha un’importanza, è quella di rappresentare il racconto di una breve ma intensa epopea vissuta dalla pallacanestro nostrana dovrebbe servire da sprone. Uno sprone per tutti, dai sostenitori agli addetti ai lavori, allo scopo di comprendere come certe dinamiche attuali del basket italiano vadano rivedute e cambiate, anche radicalmente.
Il fine ultimo, in tal senso, dovrebbe quindi essere il porre le basi per operare un mutamento che riporti la palla a spicchi tricolore ad un livello adeguato rispetto alla tradizione cestistica del nostro Paese. E questo a prescindere che la concorrenza nel frattempo sia aumentata.
A conti fatti, Argento vivo non deve servire come mea culpa su quanto sia indietro la pallacanestro italiana, perché questo il lettore lo sa già. In particolare nell’incontro con chi sul campo costruì i risultati oggetto della narrazione, un libro come questo può al contrario illuminare su dove il nostro basket possa ancora andare, con un po’ di impegno e di spirito critico verso quanto non funziona.