Il titolo “tragedia greca”, oltre ad essere abbastanza scontato, è stato alquanto abusato per trattare dell’argomento. E anzi, verosimilmente le due cose sono ahinoi correlate.
Eppure che la crisi economica che ha colpito Grecia sia stata una tragedia non vi è dubbio alcuno. Enorme, spaventosa, lacerante.
Ma c’è di peggio di un popolo ridotto alla fame e a rinunciare ai servizi primaria. E questo peggio è la disonestà intellettuale di chi tratta la crisi greca della precedente decade come se fosse tema per una chiacchiera salottiera tra un aperitivo e un reel su Instagram.
Invece no. Invece quanto è accaduto in terra ellenica ancora oggi tocca da vicino anche l’Italia, un po’ perché nel vortice del sadismo creditorio ci finì anche il nostro Paese, ma soprattutto perché storicamente e culturalmente Italia e Grecia hanno una stretta e proficua interrelazione.
Benedetto, quindi, a più di cinque anni dalla proiezione alla Biennale di Venezia, l’arrivo di “Adulti nella stanza” sugli schermi italiani. Un lungometraggio che non ha lasciato indifferenti.
Basato sull’omonima raccolta di memorie di Ian Varoufakis e diretto dal regista greco Costa-Gavras, il film in questione è stato una vera scossa per molti animi. Un grande traguardo, specie considerando che si tratta di un tema talmente conosciuto da essere… sempre trattato con superficialità.
A colpire della messa in scena è soprattutto la violenza verbale, ideologica e immotivata (anzi, immotivata perché ideologica) di quei Paesi che si accanivano sui ministri del governo greco senza alcun riguardo per il popolo che questi ultimi rappresentavano. Avere il coltello dalla parte del manico di norma non autorizza ad usarlo, invece quello che emerge senza filtri da questo film è proprio la sete di potere che spinge i cosiddetti falchi a infierire sulla Grecia con presunzione che non è sbagliato definire dispotica.
Il fine di questi antagonisti è, ovviamente, quello di lucrare sopra il Paese stesso, come la cronaca reale ha successivamente ben dimostrato. Ed in effetti, da questo punto di vista, più che di falchi sarebbe maggiormente opportuno parlare di veri e propri avvoltoi.
“Adulti nella stanza” mette tutto ciò in luce senza remore, e già questo è importante per divulgare anche ad un pubblico generalista gli eventi di quegli anni. Un punto, tuttavia, merita una riflessione.
La prospettiva del racconto è, come accennato, quella di Ian Varoufakis. Pur essendo vicino al suo popolo, il ministro però fa pur sempre parte di una élite politica, e questo per certi versi toglie al lungometraggio un po’ di immediatezza.
Per risultare ancora più incisivo, questo film avrebbe infatti potuto offrire una soggettiva più vicina alla popolazione greca. Una rappresentazione di quelle storie comuni che sono andate a comporre il quadro di crisi sociale del popolo ellenico avrebbe infatti ampliato la misura dell’effetto già di per sé graffiante che “Adulti nella stanza” ha sullo spettatore.
Si tratta comunque di questioni marginali, che nulla tolgono ad un’opera che merita non solo una visione, ma anche una riflessione su quanto visto. Partendo magari dal notare che la tragedia, più che quella sociale della Grecia, è quella dell’anima umana di chi la Grecia l’ha perseguitata per cupidigia.